Risarcimento per eccessiva durata del processo

Tale articolo di prefigge lo scopo di fornire adeguati riferimenti per ottenere il risarcimento danni per l’eccessiva durata del processo.

Come noto per attribuire tale forma di responsabilità al Ministero della Giustizia, legittimato passivo del ricorso, non occorre provarne la colpa ex art. 2043 cc, ma è sufficiente provare il dato oggettivo del tempo in eccesso trascorso dall’inizio del procedimento.

Il presupposto della responsabilità del Ministero della Giustizia risiede dunque nella violazione del termine di durata del procedimento, indicato nell’art. 2, comma 2-bis, L. 89/2001.

La Cassazione – Cass. civile,Sez I, sentenza 19.01.05 n. 1094  – attribuisce all’equa riparazione natura indennitaria, non risarcitoria in coerenza con il disposto dell’articolo 41 della CEDU. La giurisprudenza di legittimità, a tale riguardo, in più di un’occasione si è orientata in tal modo: “Ai sensi della legge 24 marzo 2001, n 89, il diritto ad un’equa riparazione in caso di mancato rispetto del termine ragionevole del processo,   avente carattere indennitario e non risarcitorio, non richiede l’accertamento di un illecito secondo la nozione contemplata dall’articolo 2043 cc.,  presuppone la verifica dell’elemento soggettivo della colpa a carico di un agente;esso è invece ancorato all’accertamento della vioolazione dell’articolo 6, paragrafo 1 della Convenzione  per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà , cioè di un evento “ex se” lesivo del diritto della persona alla definizione del suoprocedimento in una durata ragionevole, l’obbligazione avente ad oggetto l’equa riparazione configurandosi, non già comeobbligazione “ex delicto”, ma come obbligazione ex lege, riconducibile in base all’articolo 1173 cod. civ., ad ogni altro atto o fattoidoneo a costituire fonte di obbligazione in conformità dell’ordinamento giuridico” S.v. Cass 22 ottobre 02, n. 14885.
L’equa riparazione riconosciuta dalla Legge Pinto non è un diritto al risarcimento del danno, bensì un diritto ad un indennizzo, con conseguente irrilevanza di ogni eventuale riferimento all’elemento soggettivo della responsabilità S.v. Cass. 6 aprile 04, n. 6775; Cass. 22 gennaio 03, n. 920.

Si è peraltro ritenuto che anche le cause complesse e quelle in cui le parti abbiano tenuto un comportamento defatigatorio soggiacciono alla norma che ne impone la definizione in un tempo ragionevole, in quanto, secondo un principio enunciato dalle Sezioni Unite, il giudice deve fare fronte alla complessità del caso con un più risoluto ed incisivo impegno, ed al comportamento defatigatorio delle parti con l’attivazione dei rimedi all’uopo previsti dal codice di rito civile (Cass. n. 8600/2005; Cass. SS. UU., n. 1338 del 2004).

Con la legge di stabilità del 2015, la possibilità di ottenere il risarcimento si è sensibilmente affievolita.

Di seguito le modifiche introdotte dal comma 777 della legge.

777. Al fine di razionalizzare i costi conseguenti alla  violazione
del termine di ragionevole durata dei  processi,  al  capo  II  della
legge 24 marzo 2001, n. 89, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) all'articolo 2 sono premessi i seguenti: 
  «Art. 1-bis. - (Rimedi all'irragionevole durata del processo). - 1.
La parte di un processo ha diritto a esperire rimedi preventivi  alla
violazione  della  Convenzione  per  la  salvaguardia   dei   diritti
dell'uomo e delle liberta' fondamentali, ratificata  ai  sensi  della
legge 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo  del  mancato  rispetto
del termine ragionevole di cui all'articolo  6,  paragrafo  1,  della
Convenzione stessa. 
  2. Chi, pur avendo esperito i rimedi preventivi di cui all'articolo
1-ter, ha subito un danno patrimoniale o  non  patrimoniale  a  causa
dell'irragionevole  durata  del  processo  ha  diritto  ad  una  equa
riparazione. 
  Art. 1-ter. - (Rimedi preventivi). -  1.  Ai  fini  della  presente
legge, nei processi civili costituisce  rimedio  preventivo  a  norma
dell'articolo 1-bis, comma 1, l'introduzione del giudizio nelle forme
del procedimento sommario di cognizione di cui agli articoli  702-bis
e seguenti del  codice  di  procedura  civile.  Costituisce  altresi'
rimedio  preventivo  formulare  richiesta  di  passaggio   dal   rito
ordinario al rito sommario a norma dell'articolo 183-bis  del  codice
di procedura civile, entro l'udienza di trattazione e comunque almeno
sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui  all'articolo  2,
comma 2-bis. Nelle cause in cui non si applica il  rito  sommario  di
cognizione, ivi comprese quelle  in  grado  di  appello,  costituisce
rimedio  preventivo  proporre  istanza  di  decisione  a  seguito  di
trattazione orale a norma  dell'articolo  281-sexies  del  codice  di
procedura civile, almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini
di cui all'articolo 2, comma 2-bis. Nelle cause in cui  il  tribunale
giudica in composizione  collegiale,  il  giudice  istruttore  quando
ritiene che la causa puo' essere  decisa  a  seguito  di  trattazione
orale, a norma  dell'articolo  281-sexies  del  codice  di  procedura
civile, rimette la causa al collegio  fissando  l'udienza  collegiale
per la precisazione delle conclusioni e per la discussione orale. 
  2. L'imputato e le altre parti del processo penale hanno diritto di
depositare,  personalmente  o  a  mezzo  di   procuratore   speciale,
un'istanza di accelerazione almeno sei mesi prima che siano trascorsi
i termini di cui all'articolo 2, comma 2-bis. 
  3.  Nei  giudizi  dinanzi  al  giudice  amministrativo  costituisce
rimedio preventivo la presentazione dell'istanza di prelievo  di  cui
all'articolo 71, comma 2, del codice del processo amministrativo,  di
cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n.  104,  almeno  sei  mesi
prima che siano trascorsi i termini  di  cui  all'articolo  2,  comma
2-bis. 
  4. Nel procedimento contabile  davanti  alla  Corte  dei  conti  il
presunto responsabile ha diritto di  depositare,  personalmente  o  a
mezzo di procuratore speciale, un'istanza  di  accelerazione,  almeno
sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui  all'articolo  2,
comma 2-bis. 
  5. La parte dei giudizi di natura pensionistica dinanzi alla  Corte
dei conti ha diritto  di  depositare,  personalmente  o  a  mezzo  di
procuratore speciale, un'istanza di accelerazione,  almeno  sei  mesi
prima che siano trascorsi i termini  di  cui  all'articolo  2,  comma
2-bis. 
  6. Nei giudizi davanti alla Corte di cassazione la parte ha diritto
a depositare un'istanza di accelerazione almeno due  mesi  prima  che
siano trascorsi i termini di cui all'articolo 2, comma 2-bis. 
  7. Restano  ferme  le  disposizioni  che  determinano  l'ordine  di
priorita' nella trattazione dei procedimenti»; 
    b) all'articolo 2, il comma 1 e' sostituito dal seguente: 
  «1. E' inammissibile la domanda di equa  riparazione  proposta  dal
soggetto che non ha esperito i  rimedi  preventivi  all'irragionevole
durata del processo di cui all'articolo 1-ter»; 
    c)  all'articolo  2,  il  comma  2-quinquies  e'  sostituito  dal
seguente: 
  «2-quinquies. Non e' riconosciuto alcun indennizzo: 
    a) in favore della parte che ha agito  o  resistito  in  giudizio
consapevole  della  infondatezza  originaria  o  sopravvenuta   delle
proprie domande o difese, anche fuori dai casi di cui all'articolo 96
del codice di procedura civile; 
    b) nel caso di cui all'articolo 91, primo comma, secondo periodo,
del codice di procedura civile; 
    c) nel caso di cui all'articolo 13, comma 1, primo  periodo,  del
decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28; 
    d) in ogni altro caso di abuso dei poteri processuali  che  abbia
determinato una ingiustificata dilazione dei tempi del procedimento»; 
    d) all'articolo 2, dopo il  comma  2-quinquies  sono  aggiunti  i
seguenti: 
  «2-sexies. Si presume insussistente il pregiudizio da irragionevole
durata del processo, salvo prova contraria, nel caso di: 
    a)  dichiarazione  di   intervenuta   prescrizione   del   reato,
limitatamente all'imputato; 
    b) contumacia della parte; 
    c) estinzione del processo per rinuncia o inattivita' delle parti
ai sensi degli articoli 306 e 307 del codice di  procedura  civile  e
dell'articolo 84 del codice del processo amministrativo,  di  cui  al
decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104; 
    d) perenzione del ricorso ai sensi degli articoli  81  e  82  del
codice del processo amministrativo, di cui al decreto  legislativo  2
luglio 2010, n. 104; 
    e) mancata presentazione della domanda di riunione  nel  giudizio
amministrativo presupposto, in pendenza di giudizi dalla stessa parte
introdotti e ricorrendo le condizioni  di  cui  all'articolo  70  del
codice del processo amministrativo, di cui al decreto  legislativo  2
luglio 2010, n. 104; 
    f)  introduzione  di  domande  nuove,  connesse  con  altre  gia'
proposte, con ricorso separato, pur ricorrendo i  presupposti  per  i
motivi aggiunti di  cui  all'articolo  43  del  codice  del  processo
amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n.  104,
salvo che il  giudice  amministrativo  disponga  la  separazione  dei
processi; 
    g) irrisorieta' della pretesa o del valore della causa,  valutata
anche in relazione alle condizioni personali della parte. 
  2-septies. Si presume parimenti insussistente il  danno  quando  la
parte ha conseguito,  per  effetto  della  irragionevole  durata  del
processo, vantaggi  patrimoniali  eguali  o  maggiori  rispetto  alla
misura dell'indennizzo altrimenti dovuto»; 
    e) all'articolo 2-bis, il comma 1 e' sostituito dal seguente: 
  «1. Il giudice liquida a titolo di equa riparazione, di regola, una
somma di denaro non inferiore a euro 400 e non superiore a  euro  800
per ciascun anno, o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede
il termine ragionevole di durata del  processo.  La  somma  liquidata
puo' essere incrementata fino al 20 per cento per gli anni successivi
al terzo e fino al 40 per cento per gli anni successivi al settimo»; 
    f) all'articolo 2-bis, dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti: 
  «1-bis. La somma puo' essere diminuita fino al 20 per cento  quando
le parti del processo presupposto sono piu' di dieci e fino al 40 per
cento quando le parti del processo sono piu' di cinquanta. 
  1-ter. La somma puo' essere diminuita fino a un terzo  in  caso  di
integrale  rigetto  delle  richieste  della  parte   ricorrente   nel
procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce. 
  1-quater. L'indennizzo e' riconosciuto una sola volta  in  caso  di
riunione di piu' giudizi presupposti che coinvolgono la stessa parte.
La somma liquidata puo' essere incrementata fino al 20 per cento  per
ciascun ricorso riunito, quando la riunione e' disposta su istanza di
parte»; 
    g) all'articolo 3, il comma 1 e' sostituito dal seguente: 
  «1. La domanda di  equa  riparazione  si  propone  con  ricorso  al
presidente della corte d'appello del distretto  in  cui  ha  sede  il
giudice innanzi al quale si e' svolto il  primo  grado  del  processo
presupposto. Si  applica  l'articolo  125  del  codice  di  procedura
civile»; 
    h) all'articolo 3, comma 4, dopo il primo periodo e' inserito  il
seguente:  «Non  puo'  essere  designato  il  giudice  del   processo
presupposto»; 
    i) al comma 7 dell'articolo 3, dopo  le  parole:  «delle  risorse
disponibili» sono aggiunte le seguenti: «nel relativo capitolo, fatto
salvo il ricorso al conto sospeso»; 
    l) dopo l'articolo 5-quinquies e' inserito il seguente: 
  «Art. 5-sexies. -  (Modalita'  di  pagamento).  -  1.  Al  fine  di
ricevere il pagamento delle somme liquidate a  norma  della  presente
legge,  il  creditore  rilascia  all'amministrazione  debitrice   una
dichiarazione, ai sensi degli articoli 46 e 47 del testo unico di cui
al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n.  445,
attestante la mancata riscossione di somme per  il  medesimo  titolo,
l'esercizio di azioni giudiziarie per lo stesso credito,  l'ammontare
degli importi che l'amministrazione e' ancora tenuta a corrispondere,
la modalita' di riscossione  prescelta  ai  sensi  del  comma  9  del
presente articolo, nonche' a trasmettere la documentazione necessaria
a norma dei decreti di cui al comma 3. 
  2. La dichiarazione di cui al comma 1  ha  validita'  semestrale  e
deve essere rinnovata a richiesta della pubblica amministrazione. 
  3. Con decreti del Ministero dell'economia e delle  finanze  e  del
Ministero della giustizia, da emanare entro il 30 ottobre 2016,  sono
approvati i modelli  di  dichiarazione  di  cui  al  comma  1  ed  e'
individuata  la  documentazione  da  trasmettere  all'amministrazione
debitrice  ai  sensi  del  predetto  comma  1.   Le   amministrazioni
pubblicano nei propri siti istituzionali la  modulistica  di  cui  al
periodo precedente. 
  4. Nel caso di mancata, incompleta o irregolare trasmissione  della
dichiarazione o della documentazione  di  cui  ai  commi  precedenti,
l'ordine di pagamento non puo' essere emesso. 
  5. L'amministrazione effettua il pagamento  entro  sei  mesi  dalla
data in cui sono integralmente assolti gli obblighi previsti ai commi
precedenti. Il termine di cui al  periodo  precedente  non  inizia  a
decorrere in caso di mancata, incompleta  o  irregolare  trasmissione
della dichiarazione ovvero  della  documentazione  di  cui  ai  commi
precedenti. 
  6. L'amministrazione esegue, ove  possibile,  i  provvedimenti  per
intero. L'erogazione degli indennizzi agli aventi diritto avviene nei
limiti delle risorse disponibili sui pertinenti capitoli di bilancio,
fatto  salvo  il  ricorso  ad  anticipazioni  di  tesoreria  mediante
pagamento in conto sospeso, la cui regolarizzazione avviene a  carico
del fondo di riserva per le spese obbligatorie, di  cui  all'articolo
26 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. 
  7. Prima che sia decorso il termine di cui al comma 5, i  creditori
non possono procedere all'esecuzione forzata, alla notifica dell'atto
di  precetto,   ne'   proporre   ricorso   per   l'ottemperanza   del
provvedimento. 
  8. Qualora i creditori di somme liquidate a  norma  della  presente
legge propongano l'azione di ottemperanza di  cui  al  titolo  I  del
libro quarto del  codice  del  processo  amministrativo,  di  cui  al
decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, il giudice  amministrativo
nomina,   ove   occorra,   commissario   ad   acta    un    dirigente
dell'amministrazione soccombente,  con  esclusione  dei  titolari  di
incarichi di Governo, dei capi dipartimento e di coloro che ricoprono
incarichi  dirigenziali  generali.   I   compensi   riconosciuti   al
commissario   ad   acta   rientrano   nell'onnicomprensivita'   della
retribuzione dei dirigenti. 
  9. Le operazioni di pagamento delle  somme  dovute  a  norma  della
presente  legge  si  effettuano  mediante  accreditamento  sui  conti
correnti o di pagamento dei creditori. I pagamenti per  cassa  o  per
vaglia cambiario non trasferibile sono possibili solo se  di  importo
non superiore a 1.000 euro. 
  10. Nei casi di riscossione per cassa o tramite vaglia cambiario il
creditore puo' delegare all'incasso un legale rappresentante  con  il
rilascio di procura speciale. 
  11. Nel processo di esecuzione forzata, anche in  corso,  non  puo'
essere disposto il pagamento di somme o l'assegnazione di crediti  in
favore dei creditori di somme liquidate a norma della presente  legge
in  caso  di  mancato,  incompleto  o  irregolare  adempimento  degli
obblighi di comunicazione. La disposizione di cui al  presente  comma
si applica anche al pagamento compiuto dal commissario ad acta. 
  12.  I  creditori   di   provvedimenti   notificati   anteriormente
all'emanazione  dei  decreti  di  cui  al  comma  3  trasmettono   la
dichiarazione  e  la  documentazione  di  cui  ai  commi   precedenti
avvalendosi della modulistica presente nei siti  istituzionali  delle
amministrazioni. Le dichiarazioni complete e regolari, gia' trasmesse
alla data di entrata in  vigore  del  presente  articolo,  conservano
validita' anche in deroga al disposto dei commi 9 e 10»; 
    m) all'articolo 6, dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti: 
  «2-bis. Nei processi la cui durata al  31  ottobre  2016  ecceda  i
termini ragionevoli di cui all'articolo 2, comma 2-bis, e  in  quelli
assunti in decisione alla stessa data  non  si  applica  il  comma  1
dell'articolo 2. 
  2-ter. Il comma 2 dell'articolo  54  del  decreto-legge  25  giugno
2008, n. 112, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  6  agosto
2008,  n.  133,  come   modificato   dall'articolo   3,   comma   23,
dell'allegato 4 al decreto legislativo 2  luglio  2010,  n.  104,  si
applica solo nei processi amministrativi la cui durata al 31  ottobre
2016 ecceda i termini di cui all'articolo 2, comma 2-bis». 
  778. A decorrere dall'anno 2016, entro il limite di  spesa  massimo
di 10 milioni di euro annui,  i  soggetti  che  vantano  crediti  per
spese, diritti e onorari di avvocato, sorti ai sensi  degli  articoli
82 e seguenti  del  testo  unico  delle  disposizioni  legislative  e
regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 30 maggio  2002,  n.  115,  e  successive
modificazioni, in qualsiasi data maturati e non ancora saldati,  sono
ammessi alla compensazione con quanto da essi dovuto per ogni imposta
e tassa, compresa l'imposta sul valore  aggiunto  (IVA),  nonche'  al
pagamento dei contributi  previdenziali  per  i  dipendenti  mediante
cessione, anche  parziale,  dei  predetti  crediti  entro  il  limite
massimo pari all'ammontare dei crediti stessi, aumentato  dell'IVA  e
del contributo previdenziale per gli avvocati  (CPA).  Tali  cessioni
sono esenti da ogni imposta di bollo e di  registro.  Ai  fini  della
presente legge possono essere compensati o ceduti tutti i crediti per
i quali non e' stata proposta opposizione ai sensi dell'articolo  170
del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica  30
maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni. La  compensazione  o
la cessione dei crediti puo' essere effettuata anche parzialmente  ed
entro un  limite  massimo  pari  all'ammontare  dei  crediti  stessi,
aumentato dell'IVA e del contributo previdenziale  per  gli  avvocati
(CPA).

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